La Cassazione annulla il provvedimento del Tribunale si Sorveglianza per il boss di Rizziconi Teodoro Crea, “Necessario un nuovo giudizio per rivalutare la compatibilità dello stato di salute dell’anziano boss con il carcere”

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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto dall’avvocato Pasquale Loiacono nell’interesse di Teodoro Crea di Rizziconi, attualmente detenuto in regime di 41-bis presso il carcere di Opera (Milano).

Con la decisione assunta dalla Prima sezione penale al termine della camera di consiglio dell’8 aprile, la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano che aveva respinto la richiesta di differimento della pena, o in alternativa di detenzione domiciliare, avanzata in ragione delle condizioni di salute dell’imputato.

Crea Teodoro è ritenuto al vertice dell’omonimo clan e per questo sottoposto al regime detentivo speciale previsto dall’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario.

L’annullamento disposto dalla Corte di Cassazione impone ora al Tribunale di Sorveglianza di Milano di procedere a un nuovo esame della vicenda, rivalutando la compatibilità dello stato di salute dell’anziano detenuto con la permanenza in carcere. La nuova decisione dovrà essere assunta alla luce dei principi di diritto indicati dai giudici di piazza Cavour.

La pronuncia della Suprema Corte si inserisce in un contesto già segnato dalla decisione della Prima Sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo, che lo scorso ottobre – accogliendo il ricorso presentato dallo stesso avvocato Pasquale Loiacono – aveva riconosciuto all’unanimità la violazione, da parte dell’Italia, dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che vieta la tortura e i trattamenti inumani o degradanti, nei confronti di Teodoro Crea.

L’esito del giudizio di rinvio davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano assumerà ora un rilievo decisivo per verificare l’adeguato bilanciamento tra esigenze di sicurezza, rigore del regime detentivo speciale e tutela della dignità e della salute del detenuto, alla luce sia dei principi affermati dalla Cassazione sia delle indicazioni provenienti dalla giurisprudenza europea.