Fine del commissariamento, Greco (IV), “Ora la Regione risponde in prima persona”

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La delibera del Consiglio dei ministri del 9 aprile chiude un ciclo amministrativo aperto nel 2009. Diciassette anni di gestione straordinaria si concludono con un atto formale che restituisce alla Regione la titolarità delle scelte in materia sanitaria. È un passaggio atteso, su cui non si esprimono obiezioni di principio.

Restano, però, i numeri. E i numeri raccontano una realtà che nessuna delibera modifica per il solo fatto di esistere.

La consigliera regionale Filomena Greco, Casa Riformista – Italia Viva, membro della Commissione Sanità del Consiglio regionale, prende atto della decisione del Governo con la stessa misura con cui, nei mesi scorsi, ha portato in aula e nelle sedi istituzionali la documentazione sullo stato reale del sistema sanitario calabrese. «I dati che abbiamo portato in Commissione li riportiamo oggi, perché da domani la risposta spetta interamente alla politica regionale – ha dichiarato Greco. – La Calabria registra il peggior saldo di mobilità sanitaria in Italia: 326,9 milioni di euro l’anno che escono dai conti regionali per pagare cure erogate altrove, con oltre il 21,8% dei ricoveri che avviene fuori regione. Nel 2024 il 9,9% degli italiani ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, una percentuale che nel Mezzogiorno supera il dieci per cento e che colloca la Calabria tra le regioni con le maggiori criticità strutturali di accesso alle cure. L’assistenza domiciliare raggiunge appena 1,6 anziani su cento, e il 37,2% dei medici di base lavora già oltre il limite massimo di assistiti consentito dalla legge. Questi non sono argomenti contro la revoca del commissariamento: sono la misura di ciò che la Regione è chiamata a fare adesso».

C’è un tema che la celebrazione della revoca del commissariamento ha lasciato fuori e che Greco considera invece centrale. Nel febbraio scorso la consigliera ha depositato una mozione che impegnava il presidente Occhiuto ad aprire un confronto con il Governo nazionale per il riconoscimento della corresponsabilità statale nel debito sanitario maturato durante il commissariamento. Diciassette anni in cui i commissari nominati da Roma hanno deciso su organizzazione, personale e spesa — chiudendo diciotto presidi ospedalieri, bloccando il turnover, rinviando investimenti tecnologici — mentre i calabresi hanno continuato a pagare l’addizionale Irpef e l’Irap al massimo previsto dal piano di rientro. «Non chiediamo risorse aggiuntive, ma una corretta attribuzione delle responsabilità – aveva spiegato Greco al momento del deposito della mozione. – Se le scelte sono state statali, anche gli effetti finanziari devono esserlo».

Quella mozione non ha ancora trovato risposta. La revoca del commissariamento non la supera: la rende più urgente, perché da oggi la Regione gestisce in piena autonomia un bilancio sanitario che vale oltre quattro miliardi e mezzo di euro l’anno, con il piano di rientro ancora attivo.

Il quadro si complica ulteriormente se si considera il dibattito nazionale sull’autonomia differenziata in sanità, che non si è affatto chiuso con la delibera di ieri. «Prima di accelerare nuove autonomie bisognerebbe chiarire cosa succede quando per quindici anni decide lo Stato al posto della Regione, ma il conto resta ai cittadini – aveva già avvertito Greco in aula. – Il diritto alla salute non può dipendere dalla latitudine in cui si nasce».

La consigliera annuncia che nelle prossime settimane chiederà alla Giunta un’informativa dettagliata in Commissione Sanità sulle ricadute concrete della revoca: stato del piano di rientro, cronoprogramma degli investimenti, misure per l’abbattimento delle liste d’attesa e per il contenimento della mobilità passiva.