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TAURIANOVA (RC), SUNDAY 25 OCTOBER 2020

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“Pacemaker al contrario”, muore bimbo calabrese di 2 anni, 8 i medici indagati L’accusa è di omicidio in cooperazione colposa consistita da negligenza, imprudenza ed imperizia. Martedì si svolgerà davanti al gip di Roma l’incidente probatorio

“Pacemaker al contrario”, muore bimbo calabrese di 2 anni, 8 i medici indagati L’accusa è di omicidio in cooperazione colposa consistita da negligenza, imprudenza ed imperizia. Martedì si svolgerà davanti al gip di Roma l’incidente probatorio

“La verità sarà accertata nel corso del procedimento, ma la nostra consulenza tecnica di parte ravvisa queste responsabilità”. A dirlo all’AdnKronos è l’avvocato Domenico Naccari, che rappresenta la famiglia di Giacomo Francesco Saccomanno, il bimbo calabrese di 2 anni morto all’ospedale Bambin Gesù di Roma per un pacemaker, questa è l’ipotesi accusatoria, impiantato al contrario. Per la morte del bambino, sono 8 i medici indagati con l’accusa di omicidio in cooperazione colposa consistita da negligenza, imprudenza ed imperizia. Martedì si svolgerà davanti al gip di Roma l’incidente probatorio.
“A nostro avviso – spiega il legale all’AdnKronos – le accuse sono fondate, poi ovviamente la nostra perizia sarà oggetto dei periti del tribunale. Riteniamo ci possa essere stata una concatenazione di responsabilità e di eventi, naturalmente nel corso dell’incidente probatorio dovrà essere accertato se effettivamente c’è stata davvero questa catena di responsabilità o se ci sono delle singole responsabilità”.
La denuncia alle autorità giudiziarie è stata sporta dal nonno del bambino, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno. Il bambino, di Rosarno (Rc), era nato con un problema al cuore, un “blocco atrioventricolare completo congenito”, ragion per cui nel 2016 è stata operato a Taormina nel Centro cardiologico pediatrico Mediterraneo del Bambin Gesù. Stando alla perizia di parte, e come si legge nell’ordinanza di ammissione di incidente probatorio del Gip di Roma, i medici che hanno eseguito l’intervento avrebbero impiantano il pacemaker al contrario, in sostanza girato verso il basso.
Sarebbe stato questo errore a provocare quello che viene definito un “cappio con progressivo strangolamento dell’arteria polmonare ed una compressione dell’anello mitralico, così concorrendo a cagionare la morte” del bambino, insieme a una serie di quelle che vengono definite colpe, negligenze, imprudenze e imperizie. Due anni dopo l’intervento, infatti, il bambino è stato ricoverato al Bambin Gesù di Roma, ma i cardiologi, sempre stando alla ricostruzione accusatoria, non si sarebbero resi conto della gravità del caso, circostanza che avrebbe portato a ritardare gli esami da fare.
Nel mese di settembre del 2018, poi, il cardiologo, nel corso di un controllo, ha riscontrato problemi al cuore, ma la tac sarebbe stata fissata a novembre. Un mese più tardi le condizioni di salute del bambino si erano aggravate, tanto da rendere necessario un nuovo intervento chirurgico che però, stando sempre all’ipotesi accusatoria, avrebbe seguito una proceduta errata, e due giorni dopo il bambino è deceduto.
“Il decesso del piccolo Giacomo Francesco Saccomanno, di appena 24 mesi, presso il Bambin Gesù di Roma, avvenuto il 03 gennaio 2019, ha destato sconforto e dolore nella famiglia e nella comunità calabrese, che tanto affidamento faceva in tale struttura sanitaria”, si legge in una nota dell’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, nonno del bambino che ha presentato la denuncia da cui è scaturita l’indagine. “La vicenda – afferma il nonno del bambino – si presenta di estrema gravità in quanto al piccolo è stato applicato, alla nascita, in modo errato, l’impianto di pacemaker presso l’ospedale di Taormina, facente parte della struttura romana, e poi, nel tempo, i medici del Bambin Gesù, che lo hanno visitato ogni tre mesi, hanno trattato il caso con molta leggerezza”. La presenza “di un qualcosa di strano – prosegue la nota – si era già palesata nell’aprile 2018, ma i medici negligentemente non l’hanno presa in debita considerazione. Poi, cosa ancora più grave, hanno ritardato nell’eseguire la Tac (prescritta a settembre ed eseguita a novembre) e, infine, hanno rinviato immotivatamente l’intervento chirurgico che avrebbe salvato la vita al paziente”.
In sostanza, “la cattiva esecuzione dell’impianto ha creato un cappio attorno al cuoricino di Giacomo, più cresceva e più stringeva, ad aprile ci sono stati i primi evidenti segnali, a settembre è stata accertata l’anomalia, a novembre con la Tac si è avuta la certezza, l’intervento doveva avvenire nella immediatezza e, invece, è stato rinviato più volte, consentendo al piccolo di tornare in Calabria”. Il 31 dicembre del 2018, racconta il nonno, “il bambino si è sentito male ed è stato portato presso l’Ospedale di Polistena. Qui riscontrata la gravità, i medici si sono interfacciati con il Bambin Gesù e con la cardiochirurga dott.ssa Albanese, che lo aveva in cura, decidendo l’immediato trasferimento in codice rosso e con aereo militare. Giunto a Roma, intorno alle 21, veniva ricoverato, ma non trovava l’equipe per l’immediato intervento. Era Capodanno”.
Durante la notte, aggiunge il nonno, “Giacomo è deceduto, ore 5.40 circa, per un arresto cardiaco dovuto al cappio. E’ stato tenuto in vita artificialmente ed operato anche se oramai cerebralmente non più reattivo. Di ciò non sono stati informati i genitori che sino al 03 gennaio 2019 hanno sperato di poter riabbracciare il piccolo Giacomo”.
Poi la nota conclude: “Solo la sera del 3 gennaio è stata comunicata la morte del bambino. Questi i fatti che sono ben descritti nella Ctp e che saranno alla base dell’incidente probatorio che dovrà far luce su tante negligenze, superficialità, colpe e indifferenza. E inutile, allo stato, rilevare altre sfaccettature molto inquietanti”

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